L’occidente balbetta di fronte alla guerra civile
Gheddafi bombarda i fortini dei ribelli. Europa divisa sull’ingerenza umanitaria
Martedì sera, due camion carichi di giovani uomini hanno attraversato Bengasi. “Andiamo a Tripoli, a Tripoli”, gridavano, sventolando le bandiere della rivoluzione. Pochi chilometri più in là, il loro entusiasmo guerriero si è spento di fronte a una gomma bucata.

A Tripoli, le forze del regime non sembrano per nulla sul punto di cedere. I ribelli combattono ancora a Misurata e al Zawiya, ma non riescono a trovare una via verso la capitale. Anzi, subiscono l’assedio degli uomini di Gheddafi. Per fermare la guerra civile, le Nazioni Unite hanno già votato all’unanimità un embargo sulla vendita di armi alla Libia. Ma l’Istituto di ricerca internazionale per la pace di Stoccolma ha rilevato che, a metà febbraio, la Bielorussia avrebbe inviato forniture militari consistenti al colonnello. Il carico sarebbe arrivato nella città di Sabha, nel sud della Libia, uno dei centri chiave nella strategia militare del regime.
Per resistere al ritorno di Gheddafi, a Bengasi è appena nato un consiglio militare. La popolazione si starebbe organizzando per costruire un esercito nuovo capace di pensare a una controffensiva. Ma le distanze fra una città e l’altra rendono difficili i movimenti di truppe. Inoltre, questi uomini sono male equipaggiati e male addestrati. Diversi ufficiali intervistati dal Foglio hanno assicurato che i rivoluzionari stanno riorganizzando i ranghi militari. A Bengasi i militari ribelli addestrano i giovani in una scuola. “Ogni giorno viene un centinaio di persone. Insegniamo loro a usare lanciarazzi e missili anticarro. Gli orari sono dalle dieci alle due e, dopo la preghiera del pomeriggio, fino alle otto di sera”, dice Mohammed Rais, un giovane soldato. Uomini di tutte le età fanno la coda nel cortile della scuola elementare per firmare una lista. Sufian Ammish ha 21 anni, è un esperto di computer e non ha mai tenuto in mano un’arma. E’ venuto ad arruolarsi “perché è il mio dovere difendere Bengasi”, dice. “Chi sa già usare le armi cominci a muoversi verso est – grida al microfono un militare con un giubbotto – Chi ha bisogno di addestramento resti qui”.
Per resistere al ritorno di Gheddafi, a Bengasi è appena nato un consiglio militare. La popolazione si starebbe organizzando per costruire un esercito nuovo capace di pensare a una controffensiva. Ma le distanze fra una città e l’altra rendono difficili i movimenti di truppe. Inoltre, questi uomini sono male equipaggiati e male addestrati. Diversi ufficiali intervistati dal Foglio hanno assicurato che i rivoluzionari stanno riorganizzando i ranghi militari. A Bengasi i militari ribelli addestrano i giovani in una scuola. “Ogni giorno viene un centinaio di persone. Insegniamo loro a usare lanciarazzi e missili anticarro. Gli orari sono dalle dieci alle due e, dopo la preghiera del pomeriggio, fino alle otto di sera”, dice Mohammed Rais, un giovane soldato. Uomini di tutte le età fanno la coda nel cortile della scuola elementare per firmare una lista. Sufian Ammish ha 21 anni, è un esperto di computer e non ha mai tenuto in mano un’arma. E’ venuto ad arruolarsi “perché è il mio dovere difendere Bengasi”, dice. “Chi sa già usare le armi cominci a muoversi verso est – grida al microfono un militare con un giubbotto – Chi ha bisogno di addestramento resti qui”.